NUOVI MONDI DA ESPLORARE

Aggiornato il: 6 giorni fa

La psicoterapia non è un “acchiappanuvole”, ma un modo per entrare in contatto con la vita. In psicoterapia si apre l’intuizione di un altro modo di vivere”.

15 Maggio 2020

Siamo dentro un’esperienza di vita stra-ordinaria, abbiamo trascorso un periodo di più di un mese e mezzo in quasi completa reclusione. Mai negli ultimi 30 anni si era assistito a uno scenario mondiale di questo tipo. Cito gli ultimi 30 anni perché io di anni ne ho 31 e la mia esperienza di vita mi racconta che quello che ci è successo non lo avevo mai vissuto.

L’esplosione del virus ci ha stravolto le vite, è stato un evento totalmente inaspettato e a cui nessuno era preparato.

Ognuno di noi ha vissuto e dovuto attraversare dei cambiamenti, cambiamenti individuali, familiari e collettivi. Gli eventi inattesi sono quelli che ci cambiano davvero la vita, tuttavia lasciare spazio a questi fatti imprevisti che sfuggono al nostro controllo richiede prima di tutto un cuore recettivo e una mentalità aperta. Solo così possiamo afferrare le meravigliose opportunità con cui “andare avanti”.

Innumerevoli studi scientifici sottolineano come il cervello dell’uomo abbia bisogno di sentire di avere tutto sotto controllo, gli accadimenti fuori dalle nostre previsioni richiedono una maggiore energia di rielaborazione e adattamento.

Nel mio lavoro come psicologa e psicoterapeuta mi trovo spesso ad ascoltare le parole dei pazienti che mi regalano narrazioni di pezzi di vita. Spesso mi è capitato di interfacciarmi con loro su questioni che avessero come tema il cambiamento (voluto o meno), mi è capitato che portassero in terapia la fatica di riadattarsi a nuovi scenari e possibilità non previste.

In questi mesi anche il mio modo di lavorare ha virato verso sostanziali cambiamenti, ho accettato nuovi modi di concepire la relazione con i “pazienti” e ho accolto con entusiasmo proposte di progetti “insoliti” o quantomeno che prima non avevo mai sperimentato.

Tra queste nuove possibilità a fine Marzo il gentilissimo Marco Guido Salvi, presidente lungimirante dell’Associazione italiana Parkinson - sezione di Bergamo, mi ha proposto l’attivazione di uno sportello telefonico di ascolto psicologico per pazienti Parkinsoniani e per le loro famiglie.

Ho accettato con entusiasmo l’idea e insieme abbiamo lanciato l’iniziativa.

Per quasi due mesi è stato attivo un numero di telefono a cui chi sentisse l’esigenza di condividere pensieri, paure, preoccupazioni, o che avesse voglia di raccontare come stava vivendo questo momento particolare, poteva fare riferimento.

Dall’altro lato della “cornetta” c’ero io, che di sportelli di ascolto qualche esperienza ce l’ho. Ma che mai mi era capitato di sperimentarli non in presenza diretta. È stata una sfida interessante, ho raccolto con cura e premura le parole di chi c’era dall’altra parte con tutta la delicatezza che ho sempre portato nella stanza del colloquio in presenza.

Ho ascoltato i racconti di pazienti che convivono col Parkinson e che trovavano stravolte le loro abitudini di vita, niente più passeggiate, nessun contatto con familiari e stop di tutte le attività a cui si erano dedicati. Non potevano più partecipare ai gruppi di tango/ginnastica/teatro proposti dall’Aip e vivevano una dimensione di ulteriore costrizione oltre la malattia.

Ho sentito forza e resilienza al tempo stesso, coraggio e un pò di paura ma nella voce di chi con un filo di paura è abituato a conviverci da tempo e ha trovato il modo di farci amicizia.

Ho avuto l’onore di raccogliere le voci anche di alcuni caregiver che, come sempre, si davano da fare per rendere questo tempo il miglior tempo possibili per il proprio familiare e per se stessi.

È stata un’esperienza arricchente e stimolante e un modo nuovo che dentro una situazione faticosa per tutti ci ha dato possibilità di apertura piuttosto che chiusura.


Da queste riflessioni nasce in me la speranza che si possa trasportare questa modalità di lavoro in là nel tempo.

Un grazie speciale a Marco, senza di lui e alla sua mente poliedrica non sarebbe stato possibile.

Dott.ssa Chiara Gianati



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