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"TWO IS MEGL CHE ONE"

Aggiornato il: giu 5

Perchè scegliere una co-conduzione? La possibilità di lavorare a più mani, può essere un vantaggio per il paziente e per i terapeuti stessi. Due persone possono lavorare insieme perché condividono lo stesso orientamento teorico e sperano di costruire una partnership su una base comune oppure un terapeuta può anche scegliere un compagno che proviene da background differente.

Come sosteneva Heinz von Foerster “se vuoi vedere impara ad agire”; ognuno di noi ha dei punti ciechi nella visione delle cose, degli eventi e situazioni. Più cerchiamo di farli emergere in superficie, più restano a noi ignoti. Non c’è modo di vederli se non compiendo dei movimenti, uscendo dalla propria posizione. Da questo presupposto emerge come la possibilità di co-conduzione terapeutica sia d’aiuto non solo al paziente, ma ai terapeuti stessi.

La linea di base che ci piacerebbe condividere è che avere due punti di osservazione clinica, all’interno del sistema osservato, permette di ampliare notevolmente la prospettiva e, conseguentemente, la possibilità d’intervento. La co-terapia offre un’opportunità di continua discussione alla pari. Due prospettive, due paia di lenti differenti in grado di funzionare come singoli e come coppia. Essere in due aiuta quando non si hanno più idee e quando (in alcuni casi) non si hanno parole da spendere su un determinato argomento.


A chi non è capitato di pensare: “E adesso cosa dovrei dire?” Certamente una posizione potrebbe essere quella di dichiarare la propria incertezza e spiazzamento di fronte ad alcuni argomenti, emozioni, racconti del paziente. Non ci sarebbe nulla di male. Uscire dall’impasse dichiarando bandiera bianca. Quando però al proprio fianco abbiamo un collega, con cui stiamo lavorando in stanza, questi momenti non solo sono più infrequenti, ma aggiungono risorse sia per noi che per il paziente. Quell’idea che a noi non sarebbe mai venuta esce dalla bocca del collega. Apre mondi, possibili letture e visioni che mai avrei immaginato. Così sta avvenendo per questo articolo, è scritto a 4 mani. Uno dei due ha lanciato il pezzo e poi l’altro ha ricamato qualcosa, poi ancora ha passato la palla.

Ognuno ha il suo stile, ognuno ha i suoi modi in terapia e anche fuori. Certamente non è sempre facile trovare l’alchimia giusta. Ci sono colleghi con cui non ci si sente così tranquilli o altri con cui invece si è quasi troppo complementari. Molti fattori influenzano una buona co-conduzione, il timing nei turni di parola, il rispetto dei tempi dell’altro, la capacità di saper giocare ruoli differenti, il posizionamento rispetto al paziente, ai pazienti, la stima tra professionisti. Co-condurre è una danza, è una salita in cordata. È un ingranaggio che va oliato a dovere, a volte più a volte meno.

Un’altra importante questione riguarda il genere sessuale dei terapeuti. Nel caso di una co-terapia uomo-donna, ad esempio, un esito di tale strategia terapeutica potrebbe essere la possibilità per il paziente di ottenere protezione e amore dal “terapeuta-padre”, senza la paura di perdere l’approvazione e la dedizione della “terapeuta madre”. Quello che viene offerto alla persona è la possibilità di lavorare, in un setting clinico, in presenza di due terapeuti (che rappresentano i due oggetti transferali) di sesso opposto, riproponendo e rimettendo in luce conflitti infantili primari. L’altro ci mette sempre di fronte alla riproposizione di pattern di relazione già sperimentati. In questo caso, sfruttando la doppia presenza di genere, si può non solo riconoscere alcuni “imprinting”, ma provare a decodificarli ed eventualmente modificarli. Usando parole più semplici, il paziente entra in relazione con il genere del terapeuta utilizzando la sua esperienza come figlio e sfruttando la relazione come la “conosce” con i propri genitori.

La nostra esperienza come giovani terapeuti ci ha già messo di fronte ad alcune situazioni cliniche in cui la co-conduzione si è rivelata una modalità di lavoro efficace ed efficiente. Inoltre la buona relazione instauratasi tra i due terapeuti, diventa un elemento essenziale nella conduzione di coppia tanto da poter diventare in certi casi un buon esempio per i pazienti e fungere da “guida” nella faticosa dimensione delle relazioni umane.


Dott. Michele Bonacina

Dott.ssa Chiara Gianati



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