LAVORARE IN CORO

Aggiornato il: mag 15

“Come si può costruire un dialogo diverso se continuo a fare le cose come sono abituato a farle e come le ho sempre fatte?”

Da questo interrogativo sembra interessante porre l'accento sulle riflessioni di Zygmut Bauman, che parla di apprendere e disapprendere e ci invita a rileggere, oggi, le retoriche della flessibilità. Come a dire che apprendere ad apprendere serve solo se possiamo aspettarci delle regolarità o delle regole. Ma se, come accade oggi, regolarità e regole non esistono (o così sembra) anche i modi in cui abbiamo appreso ad apprendere risultano altrettanto obsoleti. Bauman riprende Bateson il quale sanciva la capacità non di imparare ad aspettarci delle regolarità ma di saper prescindere da esse, riuscendo a gestire incertezza e imprevedibilità.

Se prendiamo come territorio il sistema scolastico possiamo scoprire di poter applicare ad esso diverse mappe, che siano il meno possibile rigide, che costituiscano tante delle ipotesi metodologiche e operative. Costruire ipotesi come possibilità di lettura del percepito, senza innamorarsi di una sola di esse e senza che diventi l'unico modo in cui guardo il mondo, ma anzi farne di diverse, dissonanti, dicotomiche che mi possono servire a seconda dello spazio, del tempo e della relazione che sto abitando. Il rapporto sistema-individuo è di reciprocità: se il sistema non funziona, o funziona secondo premesse “distorte”, ne risentirà anche il singolo. Il sistema classe, come qualsiasi altro sistema, non è caratterizzato dalla somma di un certo numero di soggetti e dalle loro caratteristiche individuali, ma dai meccanismi che lo tengono unito, dai legami che intercorrono tra i singoli soggetti e dalla qualità delle relazioni. La funzionalità di un sistema perciò non deriva dalla somma del valore dei singoli in quanto può esservi una sinergia che si traduce in aumento di valore o una inefficacia che produce dispersione e perdita di valore.

All’interno dei sistemi scuola e classe è importante riflettere sui ruoli ricoperti dai singoli. Infatti, ogni sistema, in modo più o meno spontaneo, tende ad assegnare a ciascun componente uno o più ruoli che possono riferirsi ai compiti da svolgere o alla semplice percezione socio-emotiva. L’attribuzione di ruoli è, anch’essa, dinamica e può essere soggetta, nel tempo, a evoluzioni e cambiamenti. La percezione del ruolo agito è vissuta spesso inconsapevolmente da ogni soggetto, ma ciò avviene con diverso livello di benessere o malessere. Una delle basi affinché il contesto scuola si caratterizzi in termini positivi è proprio quella di una valutazione formativa che operi, nella teoria e nella prassi, una netta distinzione tra persona e oggetto della valutazione (Pierotti et al.).

Gli interventi che spesso nelle scuole vengono realizzati sui singoli alunni o su gruppi di studenti sono parte di un processo complesso che tende a non essere sufficiente, proprio perché non incide sul contesto e sui quotidiani meccanismi relazionali che stanno alla base delle fatiche del sistema.


Lavorare secondo un’ottica sistemica, che coinvolga i diversi attori in gioco all’interno del palcoscenico scolastico è quindi importante per cercare e creare un metodo, un percorso originale e innovativo che possa provare ad aggiungere risorse relazionali alla professionalità docente e la renda maggiormente competente nel processo inscindibile di educazione-istruzione. Il primo passo consiste nel far sì che gli insegnanti acquisiscano consapevolezza circa la loro appartenenza al sistema.


Dott.ssa Chiara Gianati



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